Medioevo – ricerce e articoli

14/05/2011

La Minuscola Carolina


Nell’Italia centro-Settentrionale Alto-medievale il particolarismo grafico ebbe la sua massima espressione.

Erano molti i centri di produzione come i capitolari che erano legati ai grandi centri monastici di nuova fondazione: Bobbio (613), Novalesa (726) , Nonantola (metà dell’VIII secolo).

In questi centri si adoperavano diversi tipi di scrittura , alcuni vicini alla semi-onciale o all’onciale , ma presentavano questi alcuni elementi corsivi , o comunque tratteggi contrastanti con il canone classico; altri invece usavano una più accurata e posata scrittura della corsiva documentaria locale e perciò ricchi di legamenti e di elementi corsivi.

Questi ultime possiamo definirle scritture pre-caroline italiane, o come lo nomina il Pratesi: “scritture altomedievali”.

Verona fu uno dei primi centri ad adottare la minuscola Carolina (VIII-IX secolo).

Nell’alto Medioevo si era persa oltre all’unità politica ed economica, anche l’unità grafica.

Ma con Carlo Magno si ritorna ad una unificazione della scrittura, si sviluppa nel VIII-IX secolo una scrittura con na pulizia formale e con più rotondità, chiamata Carolina.

La Scrittura Carolina è una scrittura libraria per eccellenza.

Ci sono molte teorie su come sia nata, c’è chi dice che sia nata in Francia Occidentale o in Francia Orientale, alcuni dicono che risale dalle varie pre-caroline in Francia, e poi c’è il Cencetti che afferma che la carolina non deriva dalle pre-caroline francesi, ma deriva dalla minuscola libraria.

Pratesi dice che la Carolina canonizzata è un fenomeno tardo e che risale a Ludovico II.

Carlo Magno era molto sensibile al problema della scrittura e della cultura e all’unificazione della scrittura per questo si fa promotore dell’unificazione grafica nel suo Impero.

Le caratteristiche della carolina sono le parole spaziose, poche abbreviazioni, molto regolare e armoniosa; nel X secolo la scrittura cambia e diventa meno curata, si irrigidisce e scompare la cavatura delle aste e si ingrandisce e compare la “e” civigliata nel dittongo AE.

Nell’XI secolo la scrittura carolina torna in forme più accurate e leggera, spicca verso l’alto, e si fanno più ricche le abbreviazione, compare anche il trattino ( – ) per indicare che la parola continua al verso sotto.

Nel XII secolo la carolina si modifica nell’aspetto e non nella struttura; in Francia e in Inghilterra aumentano le abbreviazioni, compare la “S” tonda con le curve, e possiamo affermare che la carolina sta diventando talmente tanto diversa da quella iniziale che si sta trasformando in un altra scrittura, che verrà poi chiamata scrittura Gotica.

1 commento »

  1. […] La riforma della Chiesa si attuò tramite una serie di provvedimenti per poter elevare, sia a livello qualitativo sia a livello comportamentale, il personale ecclesiastico operante nel regno. Carlo Magno era ossessionato dall’idea che un insegnamento sbagliato dei testi sacri, non solo dal punto di vista teologico, ma anche da quello “grammaticale”, avrebbe portato alla perdizione dell’anima poiché se nell’opera di copiatura o trascrizione di un testo sacro si fosse inserito un errore grammaticale, si sarebbe pregato in modo non consono, dispiacendo così a Dio. Venne istituito quel motore propulsore dell’insegnamento che doveva diventare la scuola palatina, presso Aquisgrana. Sotto la direzione di Alcuino di York, vennero redatti i testi, preparati i programmi scolastici ed impartite le lezioni per tutti i chierici. In ogni angolo dell’Impero sorsero delle scuole vicino alle chiese ed alle abbazie. Carlo Magno pretese anche di fissare e standardizzare la liturgia, i testi sacri, e perfino di perseguire uno stile di scrittura che riprendesse la fluidità e l’esattezza lessicale e grammaticale del latino classico. Neanche la grafia venne risparmiata entrando in uso corrente la minuscola carolina. […]

    Pingback di Carlo Magno « Medioevo – ricerce e articoli — 14/05/2011 @ 14:28


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