Medioevo – ricerce e articoli

07/06/2010

TRA FEDE E NOBILTÀ – GLI ORDINI MONASTICO-MILITARI di Lawrence M.F. Sudbury


TRA FEDE E NOBILTÀ
GLI ORDINI MONASTICO-MILITARI
di Lawrence M.F. Sudbury
Tutto cominciò nel 1099, alla conquista di Gerusalemme. O forse, tutto cominciò nel 1080, con la fondazione dell’Ospedale della Città Santa. O forse, il vero inizio fu nel 1128, quando Bernardo di Chiaravalle scrisse il suo De Laude Novae Militiae ad Milites Templi, istituendo l’inusitata regola del “malicidio”, che, contro ogni insegnamento cristiano precedente, dava facoltà ai cavalieri crociati degli ordini monastico-cavallereschi di uccidere gli infedeli al fine di “debellare il male” da essi derivato e che, inevitabilmente, creava una sorta di “nicchia protetta” all’interno del corpus cristiano.
Il fatto è che è complicato cercare un’origine comune per una serie di Ordini diversi, certo tutti frutto del clima crociato, ma ognuno con una sua storia singolare. Dovendo cercare un minimo comune denominatore, appare naturale pensare alla peculiarità di monaci soldati, quasi schizofrenicamente scissi tra impeto guerresco e spiritualità sacra suggellata dall’assunzione dei sacri Voti.
Un excursus storico sulle vicende di questa “anomalia” all’interno dell’evoluzione della Cristianità, per quanto interessante, esula dagli scopi di questo scritto, che vuole piuttosto concentrarsi sul tentativo di rispondere ad un quesito fondamentale: che cosa resta oggi degli Ordini monastico-militari?
E, corollariamente, che senso possono avere istituzioni nate quasi 1000 anni fa nel mondo attuale e all’interno del Cattolicesimo post-conciliare?
Anche restringendo il campo a quest’unico assunto, le cose non diventano certamente più semplici: prima di qualunque altra considerazione, dobbiamo infatti definire che cosa intendiamo per Ordine monastico-militare. Allo stato attuale dei fatti esistono oltre 100 ordini che, in un modo o nell’altro, si rifanno, direttamente o in forma più velata, a quei primi nuclei di credenti decisi a difendere il Regno Latino di Gerusalemme a costo della vita e per la gloria di Dio.
Cercando di limitare il più possibile il campo di indagine, è, però, ragionevole comprendere nel novero degli Ordini propriamente detti solo quelli che posseggano caratteristiche di continuità diretta con i primi quattro nuclei accettati dal papato: Templari, Ospedalieri, Teutonici e Cavalieri del Santo sepolcro. Tenendo conto, inoltre, che l’Ordine dei “Poveri commilitoni di Cristo e del Tempio di Salomone”, cioè l’Ordine Templare, ha cessato ufficialmente di esistere, nonostante le numerose e francamente assurde rivendicazioni da parte di questo o quel gruppo neo-templare, nel 1312, con la Bolla formale di Papa Clemente V e il rogo del Gran Maestro Jacques de Molay e di alcuni suoi Confratelli all’Isle des Juifs, ad opera di re Filippo il Bello, la focalizzazione della nostra analisi viene necessariamente a restringersi sui tre ordini restanti.
Tra essi il più antico (ma anche, a tutt’oggi, il più vitale) risulta essere quello dell'”Ordine Sovrano Militare Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta”, più noto come Ordine dei Cavalieri di Malta. Sorto già prima della presa di Gerusalemme con la creazione da parte del Beato Gerardo di un ospedale per pellegrini in Terra Santa (1080) e confermato con Bolla papale da Papa Pasquale II, nel 1113, l’Ordine degli Ospedalieri fu indubbiamente, insieme con quello templare, il maggior centro di potere militare dell’epopea crociata, arrivando, al culmine dello splendore del Regno di Gerusalemme, a possedere sette grandi forti difensivi e oltre 140 possedimenti sparsi per tutta la Palestina, oltre che un numero davvero impressionante di magioni in tutta Europa. Tutti questi possedimenti erano amministrati attraverso la suddivisione in Priorati, Balivati e Comanderie che finivano per creare una rete di ricchezza e poteri territoriali in fondo non inferiori a quelle, ben più note, dei Templari stessi.
Lo sviluppo dell’offensiva islamica finì, però, per cacciare gli Ospedalieri (così come tutti gli altri Cristiani) dalla Terra Santa, con la caduta di Acri nel 1291 (Gerusalemme era già caduta nel 1187) ma è a questo punto che, differenziandosi dai Cavalieri del Tempio, “Cavallieri dell’Ospedale” posero le basi della “perennità” della loro esistenza: con il Gran Maestro Guillame de Villaret, esule nel regno di Cipro, essi compresero la necessità di sviluppare un proprio dominio temporale, che fu acquisito nell’isola di Rodi con il successivo Gran Maestro Fulkes de Villaret. È durante la loro residenza nel “isola delle rose” che i “Cavalieri di Rodi”, come ora si facevano chiamare, vennero in possesso di gran parte degli ex-possedimenti dei Templari, ormai dissolti, ampliando ulteriormente le loro ricchezze che, però, non poterono metterli in salvo, nel 1522, dopo sei mesi di assedio, dalla riconquista di Rodi da parte delle truppe di Solimano il Magnifico.
Dopo sette anni di pellegrinaggi, comunque, nel 1530, Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, re di Spagna e di Sicilia, acconsentì a donare, dopo pressanti richieste da parte di numerosi Balivati dei cavalieri, che nel soggiorno a Rodi avevano compreso l’importanza di avere un regno proprio, le isole di Malta, Gozo e Comino a quelli che nei circa 200 anni successivi sarebbero stati i nuovi padroni dell’area, cambiando nuovamente nome in “cavalieri di Malta”. Dal centro del Mediterraneo i Cavalieri continuarono la loro lotta contro i Musulmani, in particolare contro i pirati berberi. Ciò provocò le ire dell’Impero Ottomano che, nel 1565, tentò di invadere Malta ma fu sconfitto in quello che passò alla storia come il “grande assedio”, l’ultima importante vittoria dei Cavalieri.
Il resto della storia dell’ordine si confonde con la storia del governo del suo piccolo regno, mantenuto per 265 anni, mentre Balivati e Comanderie cadevano uno dopo l’altro sotto i colpi del Protestantesimo e dell’egualitarismo francese. Infine, nel 1798, durante la sua spedizione in Egitto, Napoleone si impadronì, senza colpo ferire, anche di Malta e i Cavalieri dovettero trovar rifugio a San Pietroburgo, ospiti dello zar Paolo I che divenne anche Gran Maestro dell’ordine (sebbene la sua nomina non venisse mai ratificata da Roma). Solo nel 1879 Papa Leone XIII si decise a nominare un nuovo Gran Maestro e a rinnovare l’Ordine come organizzazione umanitaria e religiosa. Nel frattempo, dalla metà dell’ottocento, nei Paesi protestanti si era sviluppato un ramo riformato, che prese il nome di “Ordine di San Giovanni”, diffondendosi notevolmente non solo nel Nord Europa ma anche negli Stati Uniti e in Canada.
Oggi il “Sovrano Militare Ordine di Malta” rappresenta una sorta di anomalia diplomatica: uno “stato senza territorio” (o meglio con un territorio che consiste unicamente nella extraterritorialità di Palazzo Malta, la sede dell’Ordine a Roma), governato da un Sovrano Gran Maestro, allo stesso tempo serenissimo principe secolare e Cardinale della Chiesa cattolica, “abitato” da circa 12.000 Cavalieri e Dame divisi in tre classi (Cavalieri professi, con voti monastici perpetui; Cavalieri in obbedienza, con promessa di aderire strettamente ai principi ecclesiastici e dell’Ordine; membri laici che si ripromettono di vivere secondo i dettami della chiesa) e votati alla difesa della fede e all’aiuto ai poveri (secondo il motto dell’ordine “Defensio Fidei et Tuitio Pauperum”), con proprie leggi, ministeri, passaporti diplomatici (per tutti gli appartenenti all’Ordine) e con un seggio come osservatore permanente alle Nazioni Unite.
Diventare un Cavaliere di Malta non è certo impresa facile, soprattutto per quanto riguarda i ranghi più elevati: le costituzioni dell’ordine, infatti, richiedono per l’iniziazione il possesso di una patente di nobiltà che attesti almeno 300 anni di sangue blu, l’aver prestato servizio all’interno dell’esercito del proprio Paese e una dichiarazione ecclesiastica di perfetta vita religiosa. In realtà, comunque, la prima clausola può essere facilmente aggirata dal momento che il Gran Maestro ha facoltà di ammettere anche membri non nobili del sangue ma nobilitati dal loro agire cristiano.
In teoria… Di fatto, ancora oggi 10.000 cavalieri e dame discendono dalla più alta nobiltà europea e i 2000 “plebei” circa rimanenti sono caratterizzati soprattutto dal fatto di far parte dell’èlite politico-economica mondiale.
Lasciando anche da parte ogni considerazione riguardante l’evangelicità di una distinzione di stampo medievale tra nobili e non nobili (persino il “nobile” papa Pio XII, poco prima della sua morte aveva ordinato una investigazione sullo S.M.O.M., che includesse una verifica della liceità del suo essere stato sovrano e una riforma dei suoi statuti per “conformarli alle decisioni della Santa sede”, investigazione poi lasciata cadere con la fine del suo regno), in realtà il tratto che lascia più perplessi riguarda la religiosità di alcuni noti appartenenti all’ordine.
Il fatto è che la natura stessa, in gran maggioranza nobiliare, degli appartenenti all’Ordine implica quasi necessariamente una loro visione sia religiosa che politica improntata fortemente al conservatorismo e, soprattutto, ad un viscerale anticomunismo. Ciò ha fatto sì che, nel corso della storia e anche in periodi recenti, un aperto schieramento “antibolscevico” venisse in alcuni casi visto come soddisfacente sostitutivo di una vita nella pratica ben poco improntata ai principi neotestamentari.
Senza voler cadere negli eccessi, ai limiti della paranoia, di certe frange “ultra-complottiste” che vedono nell’ordine di Malta una sorta di massoneria che dirige il mondo (per altro spesso confondendo il cavalierato con un “grado” della piramide massonica realmente esistente ma senza alcun collegamento con l’Ordine), una organizzazione al vertice del “nuovo ordine mondiale” (il Council for National Policy statunitense ha classificato lo S.M.O.M. come entità giuridica sospetta, alla pari di Scientology, Ku Klux Klan, C.I.A. e Chiesa dell’Unificazione del Reverendo Moon) o una specie di servizio segreto Vaticano (in ciò concordando con un certo numero di storici della Chiesa), resta indubbio, in effetti, che l’Ordine, in un certo numero di situazioni, abbia unito il proprio nome a quello di personaggi che con il Cattolicesimo in senso stretto sembrano aver ben poco a che fare.
Alcuni esempi possono chiarire questo assunto. Da un numero cospicuo di documenti risulta, ad esempio, chiaro il ruolo dei Cavalieri di Malta (difficile dire se per iniziativa propria o vaticana) all’interno delle cosiddette “rat line”, le “vie di fuga” dei criminali nazisti verso il sud America al termine della seconda guerra mondiale, attraverso la fornitura di passaporti e lasciapassare diplomatici. D’altra parte, non va dimenticato che il barone Von Papen, figura chiave (come acclarato nel processo di Norimberga) nell’ascesa al potere di Adolf Hitler era un Cavaliere di Malta (oltre che, dal 1923, Ciambellano papale di Pio XI) e che, al termine della guerra, nel 1948, l’ex generale nazista Reinhard Von Gehlen, capo dell’intelligence di Hitler sul fronte orientale (e, in seguito, dei servizi segreti della Repubblica Federale Tedesca), venisse insignito dall’Ordine della prestigiosissima “Gran Croce al Merito”, persino superiore a quella “Gran Croce di Onore e Devozione” con cui il Gran Maestro Ludovico Chigi Albani aveva decorato, qualche anno prima, Benito Mussolini.
L’impegno anti-comunista dell’ordine appare in tutta la sua interezza se si tiene conto che tra i suoi membri si annoveravano i fondatori della C.I.A. William “Wild Bill” Donovan (insignito nel 1944 da Papa Pio XII della “gran croce dell’ordine di San Silvestro”) e Allen Dulles, secondo molti i veri creatori della guerra fredda, che diedero inizio, in qualche modo, ad una tradizione dal momento che, in seguito, anche John McCone, il direttore dell’Agenzia ai tempi di Kennedy, e William Casey, che rivestì lo stesso ruolo nel periodo reaganiano, erano cavalieri di Malta.
In tempi più recenti, a vestire l’uniforme dei cavalieri furono personaggi “particolari” quali il principe Bernardo d’Olanda, Balivo dell’Ordine, comprovato ex-nazista, presidente del Bildenberg Group, uno dei più potenti club finanziari del mondo (fino a quando, nel 1976, lo scandalo Lockheed lo costrinse alle dimissioni), Umberto Ortolani, ex ambasciatore dello S.M.O.M. in Uruguay, implicato in tutte le più oscure vicende italiane (dallo scandalo P2 all’affare Calvi) degli anni ’70 e Augusto Pinochet, a lungo sanguinario dittatore del Cile.
Infine, non va dimenticata, in epoca recentissima, la presenza di almeno tre Cavalieri (Joseph Schmitz, Cofer Black e Erik Prince) ai vertici della Blackwater Worldwide, la più importante compagnia militare privata del mondo, a tutt’oggi principale security contractor in Iraq per conto dell’amministrazione statunitense, a lungo sotto inchiesta del Congresso degli Stati Uniti per la violenza sproporzionata dei loro interventi a Bagdad e Falluja.
Insomma, strane amicizie e affiliazioni per un Ordine il cui scopo principale è oggi l’assistenza medica ai poveri di tutto il mondo, un Ordine che, comunque, certamente esercita un potere politico e militare assolutamente sproporzionato rispetto al numero dei suoi aderenti.
Certamente meno potente, soprattutto a causa dell’estrema esiguità del numero dei suoi attuali aderenti (circa 90 Religiosi in senso stretto, 280 Suore e 680 laici associati) è il secondo grande ordine medievale ancora esistente: l’ordine dei cavalieri teutonici.
Fondati nel 1191, all’epoca della terza crociata, come corpo di Monaci-guerrieri preposto alla cura fisica e spirituale dei crociati e dei pellegrini di lingua tedesca, i “Cavalieri dell’Ospedale di Santa Maria dei Tedeschi di Gerusalemme” videro i loro statuti approvati da Papa Clemente III nel 1198. La loro storia segue da vicino quella degli altri Ordini consimili: nel 1291, quando la Palestina ritornò sotto il controllo islamico, essi si assunse il compito di difendere i confini della Cristianità in Europa orientale dalle incursioni pagane, arrivando, dopo cinquant’anni di guerra e alleanze a crearsi un regno proprio, una teocrazia che governava l’odierna Prussia e che, nel corso del XIV secolo, e stese il suo potere a un territorio che comprendeva le odierne Estonia, Lettonia e Lituania e parte della Pomerania.
Nei secoli successivi, per varie vicende storiche, l’ordine si indebolì sempre più e perse progressivamente i propri territori, fino ad essere, nel 1809 dichiarato estinto da Napoleone, che ridistribuì i pochi possedimenti cavallereschi rimanenti tra i suoi fedelissimi, “dimenticandosi” unicamente di confiscare piccole aree nell’odierno Alto Tirolo. Nel 1834 l’imperatore d’Austria reintegrò ufficialmente l’ordine a Vienna ma il suo carattere militare venne esplicitamente cancellato, sostituito da un carisma di “carità e ministero ai poveri”, ribadito nel 1871 dalle nuove Regole sancite da Papa Pio IX per i Sacerdoti dell’Ordine. Disciolto nuovamente nel 1938 dalle autorità naziste, l’Ordine Teutonico si ricostituì a Vienna nel 1947, con rami (tuttora esistenti) anche in Baviera, Assia e Alto Adige e con una forte attività di evangelizzazione nei Paesi dell’Europa orientale che gli valse una totale proscrizione da parte delle autorità comuniste (alla cui caduta l’Ordine ha ripreso una intensa opera missionaria concentrata soprattutto in Slovenia, nella Repubblica ceca e nella Repubblica slovacca).
Pur nell’estrema esiguità dei suoi componenti, comunque in grandissima parte, per quanto riguarda i membri laici, appartenenti all’alta nobiltà germanica, anche l’Ordine teutonico ha, oggi, mire di extraterritorialità: da qualche anno un gruppo di Cavalieri e dame ha dato vita alla “Lichtenberg Foundation”, una grande organizzazione filantropica, al cui vertice siede la principessa Maya de Hayneau, diretta discendente di Carlo Magno, che da qualche tempo richiede a gran voce un diritto di “extraterritorialità diplomatica” per i suoi aderenti (gerarchizzati in una rigida piramide di stampo feudale), che né le Nazioni Unite né la Comunità Europea sembrano propense a concedere.
La fondazione, che mantiene uffici a Ginevra, a stretto contatto con le organizzazioni umanitarie delle Nazioni Unite, e che ha a sua disposizione una piccola flottiglia aerea di intervento diretto nelle aree di emergenza umanitaria, ha come suo scopo diretto l’aiuto alle popolazioni colpite da guerre o epidemie, ma ciò che appare più strano è che, negli statuti fondativi dell’organizzazione, risulti come scopo secondario la “lotta contro il terrorismo”: come ciò si esplichi non è dato sapere, ma, indubbiamente, la presenza di un obiettivo del genere all’interno di una istituzione filantropica e i cui componenti vantano contatti con i vertici delle più importanti organizzazioni europee non può che destare qualche perplessità relativa, soprattutto, al senso da attribuire al generico termine “terrorismo”.
Forse, dei tre grandi Ordini cavallereschi crociati, quello che meglio di ogni altro ha saputo adeguarsi alle mutate condizioni sociali è stato l”’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme”.
L’Ordine fa risalire le sue origini alla prima crociata, quando Goffredo di Buglione raccolse intorno a sé un gruppo di Cavalieri a cui venne affidata la protezione del Capitolo dei Canonici religiosi presenti presso il Santo Sepolcro di Cristo: per vent’anni questi Cavalieri e quelli seguirono protessero la presenza cristiana a Gerusalemme, nel 1113 Papa Pasquale II riconobbe ufficialmente la loro esistenza e, nel 1122, Papa Callisto II emise una Bolla che li istituì come comunità laica religiosa con specifiche responsabilità di custodia della Basilica del Santo Sepolcro e della città di Gerusalemme contro gli attacchi musulmani.
Con la caduta del Regno Latino di Gerusalemme e la presa di Acri nel 1291, inizio per i Cavalieri un periodo di diaspora tra Mediterraneo orientale, Francia, Spagna e Polonia, mentre la Custodia del Santo Sepolcro passava nelle mani dei Francescani (1330), un cui Priore (denominato “Custos Terrae Sanctae”) assunse anche l’incarico di Vicario papale alla guida dell’Ordine.
Nel 1489, papa Innocenzo VlII fuse i Cavalieri del Santo Sepolcro con l’Ordine di Malta, ma la fusione fu revocata sette anni dopo da Papa Alessandro VI che, tra l’altro, decretò che l’Ordine non fosse più disciplinato dalla carica del “Custos” ma dal Papa stesso, in qualità di Gran Maestro. L’Istituzione, comunque, entrò in una sorta di letargo per quattrocento anni, fino alla restaurazione, nel 1847, del Patriarcato Latino di Gerusalemme: nei vent”anni successivi, Pio IX, nell’entusiasmo della “rinnovata presenza” nella Città Santa, non solo rivide radicalmente le Regole dei Cavalieri, ma si diede un gran da fare per il rilancio dell’Ordine, tra l’altro abolendo la norma che imponeva l’investitura dei nuovi Membri solo a Gerusalemme. Completò l’opera Papa Leone XIII, nel 1888, con un passo fondamentale per l’ammodernamento delle Norme di accettazione dei nuovi Cavalieri: permise l’ingresso delle “Dame” e dei non nobili (ad eccezione della prima delle cinque classi che formano la gerarchia cavalleresca, dalla quale proviene buona parte dei vertici laici dei Cavalieri, sebbene la Gran Maestranza sia oggi sempre affidata a un Ecclesiastico e il Gran Priorato spetti di diritto al Patriarca di Gerusalemme).
Sulla scia dell’Ordine di Malta, anche quello del Santo Sepolcro ha, già dai tempi di Pio IX, invocato in alcune occasioni, attraverso petizioni alla Santa Sede, il conferimento di uno status sovrano ma il Vaticano gli ha sempre negato questa prerogativa, tra l’altro non essendo, da sola, in grado di concederla.
Nel 1949, Eugenio Pacelli, Papa Pio XII, ha, come accennato, ristrutturato l’Ordine ancora una volta, abbandonando per sé e per i suoi Successori il titolo e la carica di Gran Maestro, concessi ad un Cardinale Protettore di nomina pontificia, ma non si è trattato dell’ultima revisione degli Statuti interni (e, forse, proprio queste continue revisioni sono la ragione di una loro maggiore “modernità”). A seguito di una certa “resistenza” da parte del Gran Magistero (l’organo direttivo dell’Ordine) nei confronti di alcune decisioni conciliari, in particolare legate all’ecumenismo (è bene ricordare che, ancora oggi, ai postulanti viene richiesto un “giuramento di difesa della Fede” di stampo medievale), nel 1977 Papa Paolo VI ha promulgato una nuova costituzione che, oltre a sancire la protezione dell’Ordine da parte del Vaticano ai sensi del diritto canonico, ha inteso chiarire i termini in cui i Cavalieri devono intendere il loro impegno a “mantenere fermo l’ideale delle Crociate”. Tali termini comprendono:
a)favorire nei Membri la pratica della vita cristiana;
b)essere zelante nella conservazione e diffusione della Fede in Palestina;
c)difendere i diritti della Chiesa cattolica nella Terra Santa, culla dell’Ordine.
Per certi versi, dunque, nella volontà del Santo Padre, i Cavalieri avrebbero dovuto trasformarsi in una sorta di “missionari” dediti all’evangelizzazione dell’area mediorientale. Non sempre è stato così e, spesso, l’Ordine Equestre si è, piuttosto, presentato come una specie di “club élitario” ultracattolico, in cui nobiltà di sangue e alta cultura si incontrano per ridar respiro a riti di sapore medievale.
L’elitarismo è, d’altra parte, connaturato in Istituzioni come quelle esaminate, retaggi di un passato (secondo alcuni) glorioso all’ombra della Croce ma, forse, troppo lontane dall’odierno spirito della Chiesa e, certamente, lontanissime da quel “Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio” che dovrebbe essere alla base della vita evangelica.
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