Medioevo – ricerce e articoli

05/06/2010

Raimondo di Saint-Gilles


Raimondo IV di Tolosa

Raimondo IV di Tolosa, dipinto da Merry-Joseph Blondel nel 1840, Salles de Croisades, Versailles.

Raimondo IV di Tolosa, chiamato anche Raimondo di Saint-Gilles dal nome del paese a sud di Nîmes (Tolosa, 1041 o 1042 – 28 febbraio 1105), fu Conte di Tolosa, marchese di Provenza, marchese di Gotia e uno dei baroni della Prima Crociata (Crociata dei baroni).

Origine

Era figlio del Conte di Tolosa Ponzio (figlio di Guglielmo Tagliaferro e della marchesa Emma di Provenza (ca. 1000-1062), figlia di Rotboldo III di Provenza), e di Almodis de La Marche, figlia di Bernardo I de la Marche conte de la Marche e di Amelia de Rasés.

Biografia

Nel 1060, alla morte del padre, divenne conte di Nîmes, mentre suo fratello Guglielmo IV divenne conte d’Albì e di Tolosa.

Nel 1088 Guglielmo partì per la Terra Santa, cedendo i propri diritti a Raimondo.

Nel 1094, alla morte del fratello, usurpando i diritti della nipote Filippa (ca. 1080-1117), che aveva sposato il re d’Aragona Sancho I (1042-1094), Raimondo succedette a Guglielmo.

Secondo una fonte armena, perse un occhio in un pellegrinaggio a Gerusalemme prima della Prima Crociata, ma questa dichiarazione probabilmente si riferisce al fatto che aveva un solo occhio (monoculus). Inoltre combatté contro i mori in Spagna prima del 1096 e fu il primo nobile a diventare crociato dopo l’appello di Papa Urbano II al Concilio di Clermont-Ferrand.

Matrimoni e discendenza

Si sposò tre volte e due volte fu scomunicato per essersi sposato senza rispettare i divieti relativi al grado di parentela (consanguineità). La prima moglie fu sua cugina, e la madre di suo figlio Bertrando. La seconda moglie fu Matilda, figlia del re Ruggero I di Sicilia. La terza moglie di Raimondo fu Elvira, figlia illegittima del re Alfonso VI di Castiglia, il grande re spagnolo che attuò una campagna violentissima contro i mori spagnoli.

Prima Crociata

Raimondo era profondamente religioso e desiderava morire in Terra Santa e così quando fu lanciato l’appello per partecipare alla Crociata egli fu uno dei primi a rispondere positivamente. Il più anziano e il più ricco dei crociati, Raimondo, lasciò Tolosa alla fine di ottobre del 1096, con un grande seguito (fin dall’inizio il suo esercito fu il più numeroso) che comprendeva la moglie Elvira e Ademaro, vescovo di Le Puy, legato pontificio, mentre il figlio Bertrando rimase a governare i suoi feudi nel sud della Francia. Marciò verso Dyrrhachium, attraversando l’Italia del nord e poi la Dalmazia, dove perse parecchi uomini per il freddo, la fame e gli attacchi degli abitanti della zona; poi si diresse a oriente verso Costantinopoli, lungo lo stesso itinerario usato da Boemondo di Taranto, scontrandosi diverse volte coi mercenari greci che controllavano la marcia dei crociati. Giunto a Costantinopoli, alla fine di aprile, del 1097 fu l’unico comandante dei crociati a non giurare fedeltà all’imperatore bizantino Alessio I, anche se, in realtà, Raimondo gli assicurò un patto di leale amicizia e gli offrì il suo appoggio contro Boemondo, nemico sia di Alessio I sia di Raimondo.

Era presente all’assedio di Nicea, e alla Battaglia di Dorileo, vinta dai crociati, sempre nel 1097, ma il suo primo ruolo importante fu assunto nell’ottobre del 1097 con l’Assedio di Antiochia. I crociati avevano saputo da alcune voci che Antiochia era stata evacuata dai Turchi Selgiuchidi, cosicché Raimondo mandò il suo esercito a occuparla, irritando Boemondo di Taranto che voleva la città per sé. La città era, comunque, ancora occupata e solo dopo un difficile assedio, nel Giugno del 1098,i crociati riuscirono a penetrare nella città. Raimondo prese il palatium Cassiani (il “palazzo di Hasan”, dell’emiro Yaghi-Siyan) e la torre che sovrastava il cancello del ponte di Antiochia. Si ammalò durante il secondo assedio di Antiochia da parte di Kirbugha ed inoltre i crociati, circondati dal potente esercito del sultano, erano sfiduciati e tentati a disertare. Fu in quei frangenti che venne alla luce la Santa Lancia di Longino da parte di un monaco provenzale di nome Pietro Bartolomeo il quale, scavando nel pavimento della chiesa di San Pietro in Antiochia, aveva ritrovato la Santa reliquia.

Il “miracolo” del ritrovamento sollevò il morale dei crociati e, con loro sorpresa, essi riuscirono finalmente a infliggere una disfatta a Kirbugha fuori Antiochia. La Santa Lancia che aveva trafitto secondo i cristiani il costato di Gesù si trasformò in una reliquia di grande importanza fra le persone che erano al seguito di Raimondo, malgrado lo scetticismo di Ademaro di Le Puy e l’incredulità e il dileggio di Boemondo.

Raimondo rifiutò di consegnare a Boemondo i territori dal lui conquistati della città, ricordandogli che egli avrebbe dovuto restituirli all’Imperatore bizantino Alessio, cosa per la quale aveva prestato giuramento. La disputa che scoppiò fra i sostenitori di Raimondo e quelli di Boemondo che vertevano sulla genuinità della Santa Lancia, assai più riguardavano invece il possesso di Antiochia.

Molti dei cavalieri e dei fanti preferirono continuare la loro marcia verso Gerusalemme e convinsero Raimondo a guidarli colà nell’autunno del 1098. Raimondo li guidò all’assedio di Ma’arrat al-Nu’man, sebbene egli avesse lasciato un piccolo distaccamento delle sue truppe ad Antiochia, dove anche Boemondo era rimasto. Quando Ademaro morì ad Antiochia Raimondo, grazie al prestigio che gli derivava dalla scoperta della Santa Lancia, divenne il nuovo leader della Crociata, ma Boemondo espulse il suo distaccamento da Antiochia nel Gennaio del 1099. Raimondo allora cominciò a cercare di crearsi un suo proprio feudo. Marciò da Ma’arrat al-Nu’man, che era stata presa nel Dicembre del 1098, contro l’emirato di Tripoli e cominciò con l’assediare Arqa il 14 febbraio 1099, apparentemente con l’intenzione di creare uno territorio indipendente a Tripoli che avrebbe potuto limitare il potere di Boemondo di espandersi a sud del Principato d’Antiochia.

L’assedio di Arqa, una cittadina fuori Tripoli, si protrasse più a lungo di quanto Raimondo non avesse sperato. Sebbene egli conquistasse Hisn al-Akrad, una fortezza che più tardi sarebbe diventato l’importante Krak dei Cavalieri, la sua ostinazione nel prendere Tripoli ritardò la marcia verso Gerusalemme ed egli perse molto del sostegno che s’era guadagnato dopo Antiochia. Raimondo finalmente fu d’accordo nel riprendere il 13 marzo la marcia in direzione di Gerusalemme e, dopo mesi d’assedio, la città fu conquistata il 15 luglio 1099. A Raimondo, che aveva conquistato con i suoi la Torre di David, fu offerta la corona del nuovo Regno di Gerusalemme ma egli rifiutò, riluttante com’era a governare la città in cui Gesù aveva sofferto. Egli affermò di rabbrividire all’idea di essere chiamato “Re di Gerusalemme”. È ben per questo che preferì continuare l’assedio di Tripoli invece che rimanere a Gerusalemme. Tuttavia fu riluttante a consegnare la Torre di David di Gerusalemme che aveva preso dopo la caduta della città e fu solo con difficoltà che Goffredo di Buglione riuscì a strappargliela.

Raimondo partecipò alla battaglia di Ascalona subito dopo la conquista di Gerusalemme, durante la quale un esercito fatimide proveniente dall’Egitto fu sconfitto. Malgrado Raimondo volesse occupare di persona Ascalona piuttosto che consegnarla a Goffredo il risultato della disputa fu che Ascalona sfuggì alla conquista e fu presa dai Crociati solo nel 1153. Goffredo lo rimproverò anche per la mancata conquista da parte del suo esercito di Arsuf.

Ulteriori conquiste

Cittadella di Raimondo di Saint-Gilles

Cittadella di Raimondo di Saint-Gilles a Tripoli, in Libano.

Quando Raimondo si diresse a settentrione, nell’inverno del 1099-1100, il suo primo gesto fu di ostilità nei confronti di Boemondo, impadronendosi di Laodicea che Boemondo aveva di recente strappato ad Alessio. Il pricipe normanno Boemondo di Taranto infatti voleva creare un nuovo regno per lui, indipendente dall’impero bizantino. Raimondo, da Laodicea si diresse a Costantinopoli, dove sottoscrisse un’alleanza con Alessio I, il più potente nemico di Boemondo. Quest’ultimo stava al momento cercando di allargare il Principato di Antiochia ai danni del territorio bizantino, e rifiutò in modo eclatante di riconoscere il suo impegno contratto con Alessio I.

Raimondo si unì alla trascurabile e fallimentare Crociata del 1101 che fu sconfitta a Heraclea in Anatolia. Raimondo riuscì a fuggire e a tornare a Costantinopoli. Nel 1102 viaggiò per mare da Costantinopoli ad Antiochia dove fu imprigionato da Tancredi, reggente di Antiochia durante la cattività di Boemondo, e fu rilasciato solo dopo aver giurato di non tentare più qualsivoglia conquista nel paese tra Antiochia e Acri. Egli violò immediatamente la sua promessa, attaccando e conquistando Tortosa, e cominciò a costruire un castello sul Monte Pellegrino (la “Montagna del Pellegrino”), detto anche di Sangils (contrazione del nome del paese in cui nacque), che avrebbe dovuto aiutarlo nel suo assedio di Tripoli. Fu aiutato in ciò da Alessio I Comneno che preferiva uno Stato amico a Tripoli per controbilanciare l’ostile Contea di Antiochia, ormai dominio di Boemondo.

La morte

Raimondo morì nel 1105, prima che Tripoli fosse conquistata. Egli, probabilmente, sognava di creare una Contea di Tripoli per sè. Gli succedette il nipote Guglielmo Giordano che, nel 1109, con l’aiuto di re Baldovino I di Gerusalemme, prese infine la città e istituì la Contea di Tripoli. Guglielmo fu deposto in quello stesso anno dal figlio maggiore di Raimondo, Bertrando, e la Contea rimase nel possesso dei conti di Tolosa durante il XII secolo.

Raimondo di Tolosa sembra essere stato ispirato tanto da motivi d’ordine religioso quanto materiale. Da un lato egli riconobbe la scoperta della Santa Lancia e rifiutò il regno di Gerusalemme, d’altro lato però non poté resistere alla tentazione di ritagliarsi un nuovo territorio.

Raimondo di Aguilers (un chierico e cronista al seguito dell’esercito di Raimondo, di cui si persero le tracce dopo la conquista di Gerusalemme) redasse un resoconto della Crociata secondo il punto di vista di Raimondo.

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