Medioevo – ricerce e articoli

05/06/2010

Battaglia di Hastings


Arazzo di Bayeux

Arazzo di Bayeux (particolare)

La battaglia di Hastings ebbe luogo il 14 ottobre 1066 a circa 13 km da Hastings, tra le truppe di Aroldo II, re degli Anglosassoni, e Guglielmo (detto poi Il Conquistatore), duca di Normandia come Guglielmo II, per il controllo dell’Inghilterra.
L’Inghilterra durante il Medioevo fu per anni territorio di scorrerie e devastazioni dei Vichinghi. Le orde vichinghe partivano dalle loro basi tra i fiordi danesi e con i loro veloci Drakkar sbarcavano sulle coste inglesi saccheggiando e distruggendo ogni cosa. Il duca di Normandia approfittò di una grande scorreria guidata da Harald III di Norvegia per radunare un esercito e sbarcare in territorio inglese. L’esercito di Aroldo era costituito soprattutto da manipoli di fanteria pesante, molto potente ma assai poco manovrabile in battaglia mentre il forte dell’esercito di Guglielmo era formato soprattutto dalla cavalleria.
Quando Guglielmo sbarcò sul suolo inglese l’esercito sassone mosse immediatamente contro l’invasore. La fanteria sassone prese posizione sulla Senlac Hill, una bassa collina circa 10 km a nord di Hastings che dominava la pianura antistante il punto di sbarco dell’esercito normanno.

Luogo della battaglia

Luogo della battaglia

Schieramento Normanno:
Comandanti: Guglielmo I, Vescovo Odo
Effettivi: 7.000 – 8.000 di cui 2.000 cavalieri
Perdite: Sconosciute, si pensa più di 2.000 fra morti e feriti

Schieramento Anglosassone:
Comandante: Harold Godwinson
Effettivi: 7.000-8.000 di cui 2.000 Huskarl (guardie del corpo dei sovrani scandinavi)
Perdite: pesanti
Lo svolgimento della battaglia
Aroldo sapeva di non poter competere contro la cavalleria normanna e così posizionò i suoi uomini in una solida formazione, ripiegata sulle ali, in cima alla collina. In questo modo, i suoi uomini, abituati al corpo a corpo e difesi da un insuperabile muro di scudi, avrebbero facilmente avuto la meglio sulle truppe normanne. Queste ultime erano composte prevalentemente da cavalieri appartenenti alla nobiltà, coperti di elmi e corazze di metallo, avevano anche il vantaggio di possedere la staffa che permetteva al cavaliere di rimanere in sella quando colpiva il nemico.
Lo scopo di Guglielmo, era di far cadere in trappola lo schieramento nemico trascinandolo in campo aperto dove la sua cavalleria avrebbe facilmente avuto la meglio sulla fanteria nemica. Mentre Aroldo sperava di riuscire a rimanere arroccato sulla collina.
Lo scontro cominciò in mattinata. Gli arcieri di Guglielmo si portarono ai piedi del colle per scoccare i dardi che però non ebbero alcun effetto: o superavano la postazione dei Sassoni o finivano sugli scudi. Entrarono quindi in campo la fanteria e la cavalleria che però, arrivate stremate in cima all’altura, non poterono fare nulla contro il muro di scudi e vennero ricacciati indietro. Nella foga della battaglia però, un gruppo di Sassoni si mise ad inseguire i Normanni e si allontanò dallo schieramento. Essi scesero dall’altura, ma si ritrovarono isolati dal resto del gruppo e furono sconfitti dai Normanni.
Visto quello che era accaduto, Guglielmo convinse i suoi a fingersi spaventati e, al successivo attacco, quando i Normanni cominciarono a ritirarsi, gran parte dei Sassoni si gettò all’inseguimento. Scesi dal colle, i cavalieri si voltarono e caricarono sulla scompigliata formazione nemica. Aroldo era rimasto sul colle con i suoi soldati più fedeli quando, una seconda volta, Guglielmo chiamò in causa i suoi arcieri per lanciare sui superstiti che si rannicchiarono sotto i loro scudi. Sfortunatamente per i Sassoni, una freccia riuscì a passare e colpì Aroldo ad un occhio, uccidendolo. Ciò abbatté il morale dei suoi uomini che si diedero alla fuga. Solamente gli Huskarl rimasero sul colle e vennero massacrati dalla cavalleria normanna. Al tramonto i Normanni erano padroni di Senlac Hill.
Durante lo scontro persero la vita Aroldo e i suoi fratelli, mentre Guglielmo divenne re effettivo d’Inghilterra con il nome di Guglielmo I. In seguito fece costruire un’abbazia nel luogo dello scontro per ringraziare Dio della vittoria.
Secondo alcune fonti (cronache inglesi del XII secolo) Aroldo, dopo la battaglia o verso la sua conclusione, fuggì in Cornovaglia con alcuni fidi.

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