Medioevo – ricerce e articoli

30/05/2010

Assedio di Gerusalemme (1099)


La presa di Gerusalemme (1099).

L’assedio di Gerusalemme durò dal 7 giugno al 15 luglio 1099 nel corso della Prima Crociata.

La genesi
L’avanzata di Giovanni I, imperatore di Bisanzio (969-976), in quei territori musulmani definiti come Terra Santa, sembrò per un momento dare all’Europa la speranza che potessero tornare in seno alla cristianità; illusione che durò appunto solo un momento.
Rivolte in Libano non permisero a Giovanni I di conquistare anche Gerusalemme e col passar del tempo i musulmani, spinti dai Turchi, nuova forza motrice dell’Islam, si presero la rivincita. L’imperatore Romano IV di Bisanzio venne sconfitto dal sultano Selgiuchide Alp Arslan (il forte leone) a Manzicerta.
Dopo un periodo di avvenimenti torbidi, prese a Bisanzio il potere Alessio I, della dinastia Comnena, il quale, per proprio tornaconto, ritenne opportuno schierarsi con il Papa e con l’occidente. Mettendo da parte i dissidi religiosi fra la chiesa orientale e quella occidentale, cercò di sollecitare il papa Urbano II perché chiamasse quanti più cristiani possibili affinché liberassero Gerusalemme.
Nel novembre del 1095, al concilio di Clermont, accogliendo le richieste del Comneno, il papa lanciò l’appello alla crociata. I primi ad accoglierlo furono una massa di popolani guidati da Pietro l’Eremita e da qualche scalcinato cavaliere, come Gualtieri Senza Averi. Costoro si misero durante il cammino a massacrare gli ebrei nell’Europa dell’est, dando vita al primo Pogrom della storia. Incontrollati com’erano e senza vera esperienza militare, furono subito sterminati dai Turchi in Anatolia.

La Prima Crociata
Per ironia della sorte, l’unica crociata che conquistò Gerusalemme, fu quella in cui non parteciparono sovrani. Filippo I di Francia era scomunicato, Guglielmo II d’Inghilterra, uno dei figli del Conquistatore, era in disaccordo col papa, e quindi la crociata fu guidata da nobili speranzosi di prendersi nuovi territori con le armi, di acquistare fama o sinceramente convinti di servire Dio.
Goffredo di Buglione duca d’Alta Lorena, Raimondo di Saint-Gilles conte di Tolosa, i normanni Boemondo e Tancredi di Taranto, Roberto di Normandia, altro figlio del Conquistatore, che per finanziare la sua impresa vendette i suoi possedimenti al fratello re d’Inghilterra, sono i più noti.
I primi problemi che si crearono furono proprio con l’imperatore bizantino Alessio, che dai baroni crociati voleva un giuramento di fedeltà; costoro non si erano messi in viaggio per divenire nuovamente feudatari di qualcuno, e di uno scismatico greco per di più, ma alla fine, senza convinzione, accettarono di rendergli omaggio, facendolo però all’europea, cosa che Alessio nemmeno riuscì a capire fino in fondo, dato che il feudalesimo non era certo arrivato in oriente.
Arrivati in Anatolia i Crociati sconfissero, nella primavera del 1097, il sultano turco Qilij Arslan I, presero Nicea e si diressero verso la Siria. Sconfitto nuovamente il Turco a Dorileo, i crociati, nel 1098, presero Antiochia. I molti dissidi interni non permisero ai musulmani di recare aiuti alla città, favorendo ora come in seguito le mire cristiane.
Boemondo, dopo vari dissidi, ottenne il principato di Antiochia, consentendo che parte delle sue truppe, al comando del nipote Tancredi, continuassero l’avanzata verso Gerusalemme, dato che lui, pago del risultato ottenuto, anche se formalmente restava vassallo di Alessio Comneno, si rifiutò di proseguire.
Chi davvero fu scontento fu Raimondo di Saint-Gilles, il quale aveva sempre voluto esser capo della spedizione, giacché era l’unico che partendo rinunciava a qualcosa, il regno di Tolosa; in effetti gli altri ben poco avevano da perdere nel partire, ma solo da guadagnare e basti vedere Boemondo, che già aveva acquisito Antiochia. Al tolosano però toccò solo Tripoli, una città della costa conquistata durante l’avanzata verso Gerusalemme.
Dopo la conquista di Antiochia nel giugno 1098, i crociati rimasero nell’area per il resto dell’anno. Il legato pontificio Ademaro di Monteil era morto, e Boemondo di Taranto aveva reclamato Antiochia per se stesso. Baldovino di Boulogne rimase ad Edessa, catturata all’inizio del 1098. Non c’era accordo tra i principi su cosa si doveva fare; Raimondo di Tolosa, frustrato, lasciò Antiochia per intraprendere l’assedio di Ma’arrat al-Nu’man. Verso la fine dell’anno i cavalieri minori e la fanteria minacciavano di partire per Gerusalemme senza di loro.

L’assedio di Arqa
Alla fine di dicembre od ai primi di gennaio, Roberto di Normandia ed il nipote di Boemondo, Tancredi accettarono di divenire vassalli di Raimondo, che era abbastanza ricco da ricompensarli per il loro servizio. Goffredo di Buglione, invece, che aveva rendite dal territorio del fratello a Edessa, rifiutò di fare lo stesso. Il 5 gennaio, Raimondo smantellò le mura di Ma’arra, ed il 13 gennaio iniziò una marcia verso sud, a piedi nudi e vestito da pellegrino, seguito da Roberto e Tancredi. Procedendo lungo la costa del Mediterraneo essi incontrarono poca resistenza dai governanti musulmani locali, che preferirono fare la pace e fornire vettovaglie piuttosto che combattere. Forse i locali Sunniti preferivano un controllo crociato al governo degli Sciiti Fatimidi.
Raimondo pensava di prendere Tripoli per se stesso, per creare uno stato come aveva fatto Boemondo ad Antiochia. Comunque per prima cosa egli assediò la vicina Arqa. Frattanto, Goffredo, insieme a Roberto di Fiandra, che pure aveva rifiutato di diventare vassallo di Raimondo, si riunirono con i crociati rimasti a Latakia e si diressero a sud, in febbraio. Boemondo partì con loro ma presto tornò ad Antiochia. In questo periodo Tancredi lasciò il servizio di Raimondo e si unì a Goffredo, non si sa quale fu la causa del diverbio. Un separato contingente di forze, sebbene legato a quello di Goffredo, fu guidato da Gastone IV di Béarn.
Goffredo, Roberto, Tancredi, e Gastone arrivarono ad Arqa in marzo, ma l’assedio continuò. La situazione era tesa non solo tra i comandanti militari, ma anche nel clero che, dalla morte di Ademaro era rimasto senza un vero leader, ed inoltre dopo che Pietro Bartolomeo aveva trovato la Lancia Sacra in Antiochia, c’erano state accuse di frode tra le differenti fazioni del clero. Alla fine in aprile Arnolfo di Chocques sfidò Pietro ad un’ordalia del fuoco. Pietro si sottopose all’ordalia e morì per le ustioni, questo screditò la Lancia Sacra, che fu considerata falsa e la residua autorità di Raimondo sui Crociati.

L’assedio di Gerusalemme
Arrivo alla Città Santa
L’assedio di Arqa finì il 13 maggio quando i crociati se ne andarono senza aver ottenuto nulla. I Fatimidi tentarono di concludere la pace, a condizione che i crociati non continuassero verso Gerusalemme, ma ovviamente furono ignorati; Iftikhar al-Dawla, il governatore Fatimide di Gerusalemme, apparentemente non comprese il motivo per cui i crociati erano venuti. Il 13 andarono a Tripoli dove ricevettero denaro e cavalli dal governatore della città che, secondo la cronaca anonima Gesta Francorum, fece anche voto di convertirsi al cristianesimo se i crociati fossero riusciti a togliere Gerusalemme ai suoi nemici Fatimidi. Continuando verso sud lungo la costa, i crociati passarono Beirut il 19 maggio, Tiro il 23 maggio, e voltando verso l’interno a Giaffa, il 3 giugno raggiunsero, Ramla, che era già stata abbandonata dai suoi abitanti. Qui fu istituita la diocesi di Ramlah-Lidda, nella chiesa di San Giorgio (un eroe popolare fra i crociati) prima che essi continuassero per Gerusalemme. Il 6 giugno, Goffredo inviò Tancredi e Gastone a conquistare Betlemme, dove Tancredi innalzò il suo stendardo sulla Basilica della Natività.
Il 7 giugno i crociati raggiunsero Gerusalemme. Molti urlarono quando videro la città per raggiungere la quale avevano viaggiato così a lungo.
Come ad Antiochia la città fu posta sotto assedio, probabilmente i crociati stessi soffrirono più dei cittadini di Gerusalemme, a causa della carenza di cibo ed acqua attorno a Gerusalemme. La città era ben preparata all’assedio, ed il governatore Fatimide Iftikhar al-Dawla aveva espulso la maggior parte dei Cristiani.
Degli stimati 7’000 cavalieri che prese parte alla Crociata dei Principi ne restavano solo circa 1’500, insieme con forse 20’000 fanti dei quali 12,000 ancora in buona salute. Goffredo, Roberto di Fiandra e Roberto di Normandia (che pure aveva lasciato Raimondo per unirsi a Goffredo) assediarono le mura da nord a sud fino alla Torre di Davide, mentre Raimondo si accampò sul lato occidentale, dalla Torre di Davide al Monte Sion. Un assalto diretto alle mura il 13 giugno fu un fallimento. Senza acqua o cibo, sia gli uomini che gli animali stavano rapidamente morendo di sete e fame, i crociati si resero conto che il tempo non era dalla loro parte.
Finalmente il 17 giugno giunsero via mare a Giaffa rinforzi genovesi, che portarono rifornimenti sufficienti per un breve periodo e macchine d’assedio, costruite sotto la supervisione di Guglielmo Embriaco; con i Genovesi le forze cristiane arrivavano a 15.000 uomini, i musulmani all’interno della città forse a 7.000.
I crociati inoltre iniziarono a raccogliere legno dalla Samaria allo scopo di costruire macchine da assedio.
Essi erano ancora a corto di cibo ed acqua, e per la fine di giugno arrivò la notizia che un esercito fatimide si dirigeva a nord dall’Egitto.

La processione a piedi nudi
Trovandosi a fronteggiare un obiettivo apparentemente impossibile, i loro spiriti furono risollevati quanto un prete di nome Pietro Desiderio dichiarò di aver ricevuto una visione divina nella quale il fantasma di Ademaro aveva dato istruzioni di digiunare per tre giorni e poi marciare a piedi nudi, in processione attorno alle mura della città, dopo di che, la città sarebbe caduta in nove giorni, seguendo l’esempio biblico di Giosuè all’assedio di Gerico. Sebbene stessero già morendo di stenti, essi digiunarono, e l’8 luglio fecero la processione, con i preti che suonavano le trombe e cantavano i salmi, scherniti dai difensori di Gerusalemme per tutto il tempo.
La processione si fermò al Monte degli Ulivi e Pietro l’eremita, Arnolfo di Chocques e Raimondo di Aguilers pronunciarono dei sermoni.

L’assalto finale

Le torri d'assedio usate a Gerusalemme 1099 per espugnare la città

Durante l’assedio erano stati portati vari assalti alle mura, tutti respinti. Ma le truppe Genovesi, comandate da Guglielmo Embriaco, smantellarono le navi con le quali erano giunti in Terra Santa; Embriaco, usando il legno delle navi, costruì alcune torri d’assedio. Queste furono spinte verso le mura nella notte del 14 luglio con grande sorpresa e preoccupazione dei difensori.
Raimondo avrebbe attaccato dalla porta vicino al monte Sion e Goffredo e Guglielmo di Normandia da nord.
L’assalto riuscì piuttosto facilmente, la mattina del 15 luglio la torre di Goffredo raggiunse la sezione di mura vicino la porta dell’angolo nord-est, e secondo le Gesta due cavalieri fiamminghi di Tournai, Lethalde ed Engelbert, furono i primi ad irrompere nella città, seguiti da Goffredo, suo fratello Eustachio, Tancredi, ed i loro uomini.
La torre di Raimondo fu inizialmente fermata da un fosso, ma poiché gli altri crociati erano ormai dentro la città, i musulmani a guardia della porta si arresero a Raimondo.

Sopra: Gesù a Gerusalemme; distruzione del Tempio. Nel mezzo: Decapitazione dei giudei. Sotto: I Crociati conquistatori della città lavano le offese in fiumi di sangue. Rappresentazione del 1200 circa.

Dopo che i crociati, superate le mura esterne, furono entrati nella città si diedero al massacro, quasi tutti gli abitanti di Gerusalemme furono uccisi nel corso di quel pomeriggio, della sera e della mattina successiva. Musulmani, ebrei ed anche alcuni dei cristiani furono tutti massacrati con indiscriminata violenza. Molti musulmani cercarono riparo nella Moschea al-Aqsa dove, secondo un famoso racconto nelle Gesta, “…la carneficina fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue che arrivava fino alle caviglie…” Secondo Raimondo di Aguilers “gli uomini cavalcavano con il sangue fino alle ginocchia ed alle redini.” La cronaca di Ibn al-Qalanisi afferma che i difensori ebrei cercarono rifugio nella loro sinagoga, ma i “Franchi la bruciarono sopra le loro teste”, uccidendo tutti coloro che erano dentro. I crociati accerchiarono l’edificio in fiamme cantando “Cristo, Ti adoriamo!”. Tancredi reclamò per se stesso il quartiere del Tempio dove offrì protezione ad alcuni dei musulmani, ma non poté impedire la loro morte per mano dei crociati suoi seguaci.
Il bilancio varia a seconda delle fonti: per i cristiani, 10.000 morti, per i musulmani, 70.000.
Il governatore fatimide Iftikhar al-Dawla si ritirò nella Torre di Davide, che presto consegnò a Raimondo in cambio di un salvacondotto per sé e le sue guardie ad Ascalona.
Le Gesta Francorum raccontano che qualcuno riuscì a sfuggire all’assedio illeso. Il suo anonimo autore scrive, “Quando i pagani furono sopraffatti, i nostri uomini fecero un gran numero di prigionieri, sia uomini che donne, che uccisero o tennero in cattività, come vollero.” Più avanti è scritto, “[I nostri capi] inoltre ordinarono che tutti i morti Saraceni fossero buttati fuori a causa del terribile fetore, poiché l’intera città era piena dei loro corpi; e così i saraceni sopravvissuti trascinarono i morti davanti alle porte e li sistemarono in mucchi, che sembravano case. Nessuno aveva mai visto o sentito di un tale massacro di pagani, furono innalzate pire funerarie simili a piramidi, e solo Dio conosce il loro numero.”

Conseguenze

Goffredo di Buglione è eletto Advocatus Sancti Sepulchri, da un manoscritto realizzato attorno al 1280.

Goffredo di Buglione è eletto Advocatus Sancti Sepulchri, da un manoscritto realizzato attorno al 1280.

Dopo il massacro, il 22 luglio, Goffredo di Buglione fu nominato Advocatus Sancti Sepulchri (Difensore del Santo Sepolcro) , rifiutò il titolo di re della città dove Cristo era morto, asserendo che “mai avrebbe portato una corona d’oro laddove Cristo l’aveva portata di spine”. Alla sua morte,avvenuta nel 1100, divenne re suo fratello Baldovino, col nome di Baldovino I.
Raimondo aveva rifiutato qualunque titolo, e Goffredo lo convinse a rinunciare anche alla Torre di Davide. Raimondo allora andò in pellegrinaggio, ed in sua assenza Arnolfo di Chocques, che era stato avversato da Raimondo che sosteneva invece Pietro Bartolomeo, fu eletto primo Patriarca Latino il 1 agosto (le rivendicazioni del Patriarca Greco furono ignorate). Il 5 agosto, Arnolfo dopo aver consultato gli abitanti della città sopravvissuti, trovò la reliquia della Vera Croce.
Il 12 agosto, Goffredo guidò un esercito, con la Vera Croce portata all’avanguardia, contro l’esercito fatimide alla Battaglia di Ascalona. Fu un altro successo dei crociati, ma dopo la vittoria, la maggior parte di loro considerò compiuto il loro voto, e tutti, tranne poche centinaia, tornarono a casa. Nondimeno, la loro vittoria preparò la strada per la creazione del Regno di Gerusalemme.
Le nuove conquiste, definite (d’)”Outremer”, crearono dei presupposti d’incontro, quando non si era in guerra, fra i cristiani e i musulmani, che impararono a convivere, sia pure con reciproche difficoltà e diffidenze.
Gerusalemme rimase cristiana fino al 1187, quando venne riconquistata dal sultano curdo Salah al-Din, della dinastia degli Ayyubidi; nel 1291 il sultano turco mamelucco d’Egitto Baybars, conquistò San Giovanni d’Acri, ultima roccaforte cristiana in Oriente
L’assedio divenne presto leggendario e nel XII secolo divenne il soggetto della Chanson de Jérusalem, una delle maggiori chanson de geste del Ciclo dei Crociati.

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